IN VISITA A…. CHIESA DEL CRISTO RE – AYMAVILLES
23 Giugno 2026 - Blog
La chiesa del Cristo Re, ubicata ad Aymavilles in frazione Cretaz – Saint Martin, rappresenta uno dei luoghi più suggestivi della Valle di Cogne. Le origini sono medievali, datata 1176 con ricostruzione completa nel 1724. Sulla facciata vi è un dipinto di Nino Parlato del 1968 con la figura del Cristo in trono tra San Leodegario e San Martino. Il pittore, originario di Racconigi. si è distinto come un solido interprete dell’arte figurativa tradizionale e sacra, con una spiccata predisposizione per l’affresco che richiede rapidità e precisione geometrica. Lo spazio interno è diviso in tre navate di cui quella centrale molto più ampia rispetto a quelle laterali che ospitano a loro volta due cappelle più piccole con decorazioni in marmo. Bellissimo il monumentale altare maggiore, che risale alla seconda metà del XVIII secolo con il Cristo patiens (sofferente). Si tratta di una ricca opera barocca in marmi policromi interamente scolpita e firmata dai celebri fratelli Ferrario, rinomati maestri scultori di origine svizzera. I Ferrario facevano parte di quella fitta rete di scultori, stuccatori e architetti che nel corso del Sei-Settecento si spostavano dalla Svizzera lungo tutto l’arco alpino, lasciando un’impronta importantissima nell’arte barocca del Piemonte e della Valle d’Aosta. Il portale in legno è inserita all’interno di un’imponente arco a sesto acuto, particolare che rimanda direttamente alle origini medievali e gotiche dell’edificio originale del XII secolo, sopravvissuta alla ricostruzione del Settecento.




















Notevoli le vetrate di Santa Lucia, protettrice della vista, con il piattino recante i suoi occhi e la spada con un fodero azzurro, testimonianza del suo martirio e di Santa Filomena con un fascio di tre frecce dorate che rievocano il supplizio a cui fu sottoposta per ordine dell’imperatore Diocleziano; secondo la leggenda, le frecce scagliate contro di lei tornarono miracolosamente indietro uccidendo gli arcieri. Il giglio bianco è simbolo di purezza mentre la palma simboleggia la vittoria sulla morte.


Molto belle anche le raffigurazioni di San Grato mentre stringe al petto un vassoio d’oro che contiene la testa di San Giovanni Battista e di S.Antonio da Padova che mostra un libro aperto su cui sono scritte le parole latine “Vicit Leo de tribu Juda, radix David” (Ha vinto il leone della tribù di Giuda, il germoglio di Davide). Si tratta di un versetto dell’Apocalisse tradizionalmente legato alla predicazione francescana. Con la mano destra, il santo compie un gesto solenne sollevando il dito indice verso l’alto. Rappresenta il suo ruolo di predicatore.


La presenza della vetrata fotografata qui sotto ha un valore storico immenso per l’edificio: rappresenta infatti San Martino di Tours al quale era stata dedicata la Chiesa in origine. Ai piedi del Santo si vede un elmo da soldato romano con un pennacchio azzurro, a ricordare il suo passato come ufficiale della cavalleria imperiale romana nelle Gallie, prima della conversione.Nella mano destra stringe al petto il libro dei Vangeli, mentre con la mano sinistra impugna il bastone pastorale dorato, simbolo della sua guida episcopale.

Nella immagine successiva San Giovanni Battista con la veste eremitica di pelle di pelo di cammello, legata in vita. Con la mano sinistra impugna una sottile ed elegante croce astile, simbolo della sua predicazione nel deserto e del suo ruolo di precursore di Cristo. Il braccio destro è piegato verso il petto, nell’atto tradizionale di indicare il cielo o di sorreggere simbolicamente il cartiglio con la scritta Agnus Dei (l’Agnello di Dio).

Infine meritevole di una fotografia la meridiana all’esterno della chiesa, sulla parete laterale con l’iscrizione Memento horae orationis ad templum Domini” – “Ricordati dell’ora della preghiera presso il tempio del Signore”. Si tratta di un classico motto riportato sulle meridiane ecclesiali per ricordare ai passanti e ai lavoratori dei campi circostanti l’importanza di fermarsi a pregare allo scoccare della Liturgia delle Ore, ad esempio al momento dei Vespri.
