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IN VISITA A…. PARROCCHIA S.ANTONIO ABATE QUARONA

29 Settembre 2026 - Blog

IN VISITA A…. PARROCCHIA S.ANTONIO ABATE  QUARONA

Padre Cleto da Castelletto Ticino ebbe il compito di edificare nel 1599 la chiesa parrocchiale di Quarona dedicata a S.Antonio Abate. Oltre ad essere frate cappuccino, il religioso era anche l’architetto che si è occupato del Sacro Monte di Orta e della progettazione di conventi tra Romagnano e Fara Novarese. La parrocchia si trova nel centro del paese ed è caratterizzata da un ampio porticato con affreschi sulle pareti della facciata. S.Antonio è il Santo scolpito nella nicchia e si presenta come un uomo anziano vestito con il tipico saio monastico tenendo la mano destra appoggiata sul petto in segno di devozione e umiltà.

L’affresco sulla destra rappresenta S.Antonio con Gesù Bambino ritratto con in mano un rametto di giglio, il simbolo della purezza. La scena è circondata da schiere di angeli immersi tra le nuvole mentre sulla sinistra compare un teschio poggiato su un libro a richiamare la vanitas e invitando alla riflessione sulla transitorietà della vita terrena e sulla penitenza. L’affresco è da attribuire alla scuola pittorica valsesiana del XVII secolo.

Probabilmente del 1657 e della bottega dei D’Enrico attivi tra Varallo ed Alagna l’affresco opposto di San Cristoforo mentre attraversa il fiume con il Bambino sulla spalla appoggiandosi ad un bastone di legno.

La navata centrale viene costruita secondo un’impronta tipicamente barocca. In fondo l’altare maggiore con il Crocifisso ligneo. Sulla mensa dell’altare spiccano quattro busti di vescovi o santi con la mitra.

Sul lato sinistro dell’altare la Madonna in trono con il Bambino, tela realizzata probabilmente da Gaudenzio Ferrari o dalla sua bottega. Si riconosce San Giovanni Battista per via delle vesti umili in pelle d’animale e dal lungo bastone a forma di croce. Sul lato destro un dottore della chiesa riconducibile alla figura di S.Antonio con il libro delle Sacre Scritture risalente alla scuola pittorica del XVII – XVIII secolo.

A sinistra sulla parete laterale la tela di Pierfrancesco Gianoli della Santissima Trinità con San Vincenzo e Santi. Nativo di Campertogno, Gianoli rientra tra i più importanti artisti interpreti del barocco valsesiano. San Vincenzo indossa il manto scarlatto tipici dei soldati delle legioni romane (milites).

Sulle orme di tali artisti sopra citati la tela delle Anime del Purgatorio soccorse dagli Angeli di scuola piemontese lombarda

Lo stile morbido e i colori accesi che richiamano la scuola dei maestri decoratori delle cappelle del vicino Sacro Monte di Varallo emerge nella tela dell’Evangelista San Marco con la figura ispirante vestita di rosso e il leone marciano simbolo tradizionale del Santo.

La bottega dei fratelli Avondo di Balmuccia dipinge sulla volta il Trionfo del Santissimo Sacramento tra la gloria degli Angeli.

La parte iniziale della volta è caratterizzata da medaglioni verticali contenenti le figure dei dottori della Chiesa, risultato di un lavoro di équipe tipico del Settecento valsesiano: le quadrature vennero realizzate da maestri svizzeri e maestri locali specializzati in stucchi, mentre medaglioni e santi sono dei fratelli Avondo.


Per concludere, la cappella Ossario sul lato destro esterno alla Chiesa costruita nel 1732 contenente l’affresco della Pietà con la Vergine addolorata ad opera della consueta scuola pittorica valsesiana barocca. Ai piedi dell’affresco la Beata Panacea in abiti tradizionali con l’agnellino a suo fianco, il suo simbolo iconografico. Come narrato nel fotolibro dedicato a Scopello, Panacea Muzio era una giovane pastorella molto religiosa. Una sera, proprio sul monte sopra Quarona, venne sorpresa dalla matrigna dedita a pregare invece di radunare il bestiame per la discesa. La donna colpì a morte la fanciulla e poco dopo presa dal rimorso anche la crudele matrigna morì suicida gettandosi nel dirupo. Si racconta che, al momento del martirio, le campane di Quarona e dei paesi vicini iniziarono a suonare da sole, portando i cittadini curiosi e stupiti sul monte trovando così il corpo della giovane circondato da una luce divina. Ai buoi il compito di decidere dove portare il corpo della ragazza. Gli animali si fermarono a Ghemme, il paese natale della madre di Panacea, dove la fanciulla venne definitivamente sepolta. Ogni anno, a inizio primavera, le comunità di Quarona e Ghemme celebrano solennemente la Beata, rievocandone la salita al monte.